
Autore: Maurizio Paolo Nicosia
Data di pubblicazione: 08 luglio 2019
Finanza comportamentale: difendersi dall'emotività dei clienti e degli intermediari
Da diversi anni la finanza comportamentale è al centro del nostro mondo. Avere scoperto che le emozioni inducono a delle scelte talvolta irrazionali ha rafforzato il ruolo dei consulenti finanziari come guida sicura dei propri clienti.
In questi giorni è balzato al centro della cronaca un episodio che fa molto riflettere sul modo in cui esercitare opportunamente questo ruolo.
Un articolo del Financial Time ha raccontato di alcuni dubbi sulla gestione di un noto asset manager:l'8% del portafoglio potrebbe essere illiquido; il CEO è in conflitto di interessi.
La notizia è rimbalzata per le sale operative, il Sole 24 Ore ha rincarato la dose e ha detto che la società in questione è nel caos. Molti intermediari italiani si sono sforzati di raccomandare ai propri clienti la vendita di quell'asset manager, perché ha fatto molto bene negli anni, troppo bene. Risultato corsa alla vendita delle Sicav.
Se avessimo dovuto prendere una decisione razionale sul tenere o liquidare una posizione sugli strumenti della società indicata, isolandoci dal contesto, avremmo deciso di non vendere.
Investire del denaro in qualcosa che nel 95% dei casi può oscillare del 36% annuo (le asset in questione hanno una volatilità annua del 18%), è compatibile con il fatto che l'8% dello strumento finanziario possa essere illiquido.
Ma se l'effetto panico determina la vendita da parte di tutti gli attori di tutti gli asset allora meglio recuperare qualcosa dagli investimenti ed inserirsi in coda alle vendite?
Anche qui, poiché la prima regola della pianificazione è un adeguata diversificazione, e poiché gli strumenti di cui parliamo sono Sicav e non singoli titoli, dovrà vincere la considerazione iniziale e non quella emotiva.
Il segreto quindi sta sempre a monte: se la pianificazione effettuata con i clienti, che risponde alle esigenze della vita finanziaria, permette l'introduzione di nicchie di rischio elevato non sarà l'effetto panico che potrà cambiare l'impostazione.
La morale della storia è che diversi portafogli ancor oggi seguono le mode distruggendo valore.
Non si può non condividere quanto affermato dal premio nobel Thaler durante la sua ultima visita in Italia.
La bassa cultura finanziaria rende ancora più importante il ruolo del consulente finanziario.
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